Seconda edizione – 16 Aprile 2026 ore 10:00
«Desidero esprimere un sincero plauso all’Arma dei Carabinieri per la competenza e la sensibilità dimostrate nell’incontro con i nostri studenti. La capacità di presentare materiali tratti da reali esperienze di denuncia e di trasformarli in esempi concreti, chiari e pienamente comprensibili per i ragazzi rappresenta un valore educativo di straordinaria efficacia.
Particolarmente significativo è stato l’approfondimento su un aspetto tanto delicato quanto spesso invisibile: la violenza che continua anche quando apparentemente finisce. Quando il bullo smette di colpire, quando il fidanzato non esercita più controllo, quando cessano le minacce esplicite, resta infatti qualcosa di più sottile e radicato: la paura.
Una paura che continua ad agire nel tempo, che si insinua nelle scelte quotidiane, che riduce la libertà personale. È quella paura che porta i ragazzi a fare “meno”: meno relazioni, meno esposizione, meno fiducia. Una paura che può far sembrare rassicurante il ritiro, evitare il giudizio degli altri, sottrarsi alle relazioni in cui è in gioco la propria identità, il proprio corpo, il proprio modo di stare nel mondo.
Ed è proprio qui che la riflessione educativa diventa fondamentale. Perché il rischio più grande non è solo subire la violenza, ma interiorizzarla fino a trasformarla in un limite invisibile.
Come ricorda Friedrich Nietzsche in Così parlò Zarathustra, rivolgendosi allo spirito libero: “Agli irrequieti come te finisce per sembrare dimora felice anche una prigione. Hai mai visto come dormono i delinquenti incarcerati? Dormono tranquilli: godono della loro nuova sicurezza”.
È un’immagine potente, che ci richiama a un rischio reale: abituarsi alla paura fino a scambiarla per protezione, rinunciare alla libertà perché esporsi diventa troppo difficile.
Il compito della scuola, allora, è esattamente questo: aiutare i ragazzi a riconoscere ciò che li limita interiormente, a dare nome alle emozioni, a non confondere la sicurezza con la rinuncia, a recuperare il coraggio di esserci.
Ringrazio ancora i Carabinieri e tutti i professionisti intervenuti per aver contribuito, con grande professionalità, a un momento educativo di alto valore umano e formativo. Un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni possa diventare strumento autentico di crescita per i nostri giovani.»
Dirigente Scolastico
Nazario Malandrino

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